Sostanzialmente, oggi come oggi, con il termine media, si va ad indicare quello specifico processo tramite il quale è consentito la comunicazione, la diffusione e la distribuzione di messaggi audiovisivi come pure semplicemente audio, ma anche di documenti, opere e vie dicendo. A quanto è dato vedere, seppure l’essere umano non sia di per sé un processo paragonabile ad un media, è, tuttavia, inequivocabile che, nel XXI secolo, i primi media siano proprio gli esseri umani.

Non per nulla, sono diversi i miliardi di Sapiens che utilizzano Internet, così come, la statistica rivela, in media, ci si collega al web quasi sette volte al giorno. Ma quello che va notato è il tempo speso sui social network per comunicare da uomo a uomo, ovvero ciò che costituisce la maggior parte del nostro tempo trascorso sul Web. In effetti, è sufficiente soffermarsi a considerare il tempo che si è soliti dedicarsi alla visualizzazione e all’interazione con i post e i profili di altri esseri umani e, quindi, fare un confronto con quanto tempo ci si dedichi alla lettura e all’interazione con i post o le pagine di un brand o di una attività.

Di solito, passiamo il 99% del nostro tempo usando i social network per parlare tra esseri umani e interagiamo molto raramente con i marchi. Ma, allora, come può un brand entrare in questa tipologia di conversazione? In effetti, non è facile per un brand farsi sentire sui social in mezzo a tutti questi umani che vogliono parlare tra loro senza essere inquinati dalla pubblicità. Oltretutto, non è propriamente facile perché gli algoritmi dei social network, sono stati progettati in modo che i brand debbano pagare per esistere. I loro messaggi, infatti, sono contrassegnati direttamente con l’avviso “messaggio sponsorizzato”. Dal momento che siamo esposti quotidianamente a centinaia o addirittura migliaia di messaggi pubblicitari, il nostro potente cervello Sapien ha sviluppato gli strumenti per filtrare queste pubblicità e non vediamo più i tentativi di conversazione che i marchi ci offrono.

Per entrare in conversazione con gli umani, pertanto, un brand deve andarsi, semplicemente, ad inserirsi in registri emotivi come sport, musica, giochi, e altro ancora. In questo modo, perciò, i marchi, come NetBet, possono riuscire ad entrare nelle conversazioni.

Da sempre ci sono stati i fondamenti, le cause e altro per far parlare i brand mettendosi al servizio delle passioni e delle emozioni. Anche se queste posizioni consentono di parlare e di entrare nella conversazione, un brand, tuttavia, non verrà mai inserito nello stesso registro relazionale di un essere umano.

E se il brand cedesse la parola? Una classica strategia, infatti, è proprio quella di far parlare gli influencer, i quali, possono avere una forte presenza sul web. Ma gli influencer, di solito, parlano per esprimere idee e non per partecipare a conversazioni. Motivo per cui, sempre più sono andate a svilupparsi diverse strategie nuove. Una alternativa, quindi, che prevede non più di dare voce a una persona, ma a tutte.

Ad esempio, lavorare sulle recensioni dei clienti e sui forum di discussione, sono metodi già collaudati che completano le discussioni sui social network. In conclusione, la nuova strategia è dare la parola e animare la voce di tutte le persone che sono legate all’azienda attraverso i social network.